In questa lettera, datata 19 marzo 1965, Lina, emigrata negli Stati Uniti d’America, invia un lungo messaggio di saluti al cugino confidando le sue difficili condizioni di salute.
Lettera di Lina
Stati Uniti
1965
Sec. XX - seconda metà
Collezione
Lettere
Contesto
Messaggio di saluti
Proprietario
Fondazione italiani.it
Stato di conservazione
Buono
Approfondimento
Le lettere inviate dagli emigrati, spesso, si traducono in finestre aperte su un modo fatto di distanze e legami, e generalmente scritte in un Italiano lontano dalla norma grammaticale che, però, restituiscono profonda sincerità e genuinità perché intense ed emotivamente coinvolgenti. Così, con un italiano sgrammaticato, questa lettera rivela le dinamiche migratorie, il distacco dalla terra natia e l'adattamento a una cultura straniera, a testimonianza di come fosse difficile per gli emigrati inserirsi in un nuovo contesto, mantenendo però vive le radici. Spesso gli emigrati, nelle loro lunghe lettere, descrivono le loro condizioni di vita, le difficoltà economiche e sociali, la nostalgia per il passato parlando di legami familiari che sopravvivono nonostante la distanza, esprimendo sensazioni profonde. Solitudine, malinconia, speranza e, a volte la preoccupazione per la salute sono temi ricorrenti in queste lettere scritte, anche, per la necessità di comunicare con la comunità ormai distante.
Trascrizione
Northcote 19-3-65 Cugino caro, dopo un lungo periodo mi accingo ha rispondere la tua cara lettera. Come stai? e tua madre come sta? Mi auguro che state tutti bene. Io dopo fattomi l'operazione credevo sentirmi più bene, mentre ho dei disturbi continuamente nella schiena e ganba, sono andate per due mesi circa due volte alla settimana inospedale , dove mi anno fatto fare ginnastica e più dei massagi, ma niente di miglioramento. Ora mi sono recata da un dottore Italiano e mi sta ha fare delle punture aguro che posso sentirmi un po' più meglio. Mentre mio marito si è agravato con la sua terribile malattia che non so cosa verrà ha succedere. Sono molto dispiaciuta che la sforttuna si diverte con me. Non sono forttunata! pazienza. È destino che io non debba godere, come Iddio vuole io faccio. Io la solita vita, chissà se cambierà un domani. Mia… Sta bene e lavora però anche essa cià la croce con quella… ammalata… A modo suo, che la fa uscire direttamente matta anche cha essa deve sempre aiutarla…. Ma se la vede esse , io ciò i miei. Non mi allungo, molte cose vorrei esprimermi ma ma che vuoi che io dica. Così termino con l'animo straziato contro le tremende che io debba sopportare. E con il mio penziero affettuoso vi seguirò da lontano fraternamente. Tanti cari saluti e cari abbracci per la zia Lucia. E alla piccola Ada A te abbi i miei saluti e cari ricordi tua cugina Lina scrivimi non dimenticartti